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Consiglio
COMUNICAZIONI
Comunicazioni del Presidente del Consiglio
(Del. 199/98)
Il Presidente del Consiglio Marcello Ranieri ha informato l'assemblea della discussione sulla vertenza Eni che si è svolta durante l'ultimo Consiglio regionale. Si è scusato dicendo che è stato messo al corrente di ciò soltanto il giorno prima e che, quindi, ha potuto farlo sapere soltanto ai capigruppo. Ha, poi, aggiunto che l'assemblea toscana ha approvato una mozione che è agli atti e perciò a disposizione di chi vuole leggerla. Ha concluso invitando i consiglieri a ritornare sulla questione Eni in consiglio provinciale.
DELIBERAZIONI
Piano territoriale
di coordinamento della Provincia di Grosseto. Adozione.
(Del. 200/98)
Sulla base di quanto predisposto dalla legge 142/90 la Provincia è chiamata a predisporre e ad adottare il Piano territoriale di coordinamento (PTC), che determina gli indirizzi generali (ferme restando le competenze dei Comuni e dei programmi regionali) di assetto del territorio ed indica, in particolare, le sue diverse destinazioni in relazione alla prevalente vocazione delle sue parti, la localizzazione di massima delle maggiori infrastrutture e delle principali linee di comunicazione, le linee di intervento per la sistemazione idrica, idrogeologica ed idraulico - forestale ed, in genere, per il consolidamento del suolo e la regimazione delle acque, oltre alle aree in cui sia opportuno istituire parchi e riserve naturali. In sostanza, il PTC è l'atto di programmazione più importante della Amministrazione provinciale, con cui questo Ente esercita, nel governo del territorio, un ruolo di coordinamento programmatico e di raccordo tra le politiche territoriali della Regione e la pianificazione urbanistica comunale.
L'iter del Piano territoriale di coordinamento, adottato dal Consiglio provinciale, è iniziato nel marzo del '96 quando la Giunta provinciale ha avviato il procedimento di formazione del PTC indicendo la prima Conferenza di programmazione, che si è tenuta l'11 aprile dello stesso anno. All'incontro parteciparono i Comuni, le Comunità Montane, la Giunta regionale, gli Enti, gli Ordini e le Associazioni professionali e produttive del territorio, al cui esame furono sottoposte le elaborazioni prodotte per la formazione del PTC e consegnati gli elementi conoscitivi e programmatici che comprendevano i dati socio economici e le schede di censimento, l'analisi storica, quella economica, i criteri e i parametri per le valutazioni di compatibilità e la relazione programmatica. In seguito si sono tenuti altri incontri sul territorio con la partecipazione degli Enti locali per stimolare un'effettiva compartecipazione ed incrementare il quadro delle conoscenze e sono state valutati tutti i pareri e le osservazioni forniti dai Comuni, dalle Comunità Montane, dalle Associazioni, da privati e i contributi dei vari Dipartimenti regionali. Per procedere ad ulteriori fasi di formazione del PTC la Giunta provinciale ha anche provveduto alla costituzione di un gruppo di lavoro che ha elaborato il progetto preliminare del Piano territoriale di coordinamento. Si è arrivati quindi al luglio di quest'anno quando è stata convocata la seconda Conferenza di programmazione. In questa sede i soggetti partecipanti hanno espresso una valutazione positiva sulle metodologie seguite e gli indirizzi generali assunti. Successivamente si sono tenuti tutta una serie di incontri con i Comuni, le Comunità Montane, gli Enti Parco e le Associazioni di categoria per approfondire i contenuti del progetto preliminare del PTC e i suoi riflessi nei confronti degli strumenti di pianificazione comunale. I pareri e le osservazioni raccolte, oltre a quelli formulati dalla Regione Toscana, sono serviti ad arricchire questo strumento e quindi ad integrare, modificare, precisare e chiarire i contenuti e gli aspetti normativi del Piano con particolare attenzione a questioni quali la risorsa idrica e le acque superficiali, i rischi fisici del territorio, le attività presenti nelle zone rurali, le forme di accesso e fruizione dei servizi.
A questo punto il Piano territoriale di coordinamento è stato
discusso dalla seconda Commissione consiliare nelle sedute del 12 e del
29 ottobre.
Il PTC adottato sarà depositato nell'ufficio del Garante dell'Informazione
per la Provincia (dottor Gaetano Prisco), in via Scrivia n.5 per 30 giorni.
In questo periodo di tempo chiunque potrà prenderne visione e gli
Enti locali, gli Enti pubblici e le Associazioni economiche, sindacali,
culturali e dell'ambiente, nonché ogni altro soggetto interessato,
potranno presentare le proprie osservazioni al fine di migliorare questo
strumento. Entro 90 giorni dalla scadenza del deposito la Giunta regionale
può pronunciarsi sulla conformità del Piano adottato alle
prescrizioni del PIT, indicando eventuali modifiche.
Aprendo la discussione il presidente Stefano Gentili ha precisato che il PTC è un atto molto importante e ha invitato i consiglieri a dedicargli tutto il tempo necessario. Ha poi introdotto l'argomento.:
Intervento del Presidente Stefano Gentili
Introduzione
E' con un briciolo di emozione che mi accingo ad introdurre al dibattito consiliare lo strumento per eccellenza del governo del territorio provinciale: il Piano Territoriale di Coordinamento.
Desidero farlo enunciando in principio gli intenti e gli atteggiamenti
che ci hanno guidato.
Enucleando, quindi, gli elementi che lo rendono profondamente innovativo.
Per poi concludere annotando gli strumenti veramente rivoluzionari che
il PTC mette a disposizione dei Comuni.
Prima di tutto, però, mi sia permesso di ringraziare l'Ufficio
del settore Sviluppo e Tutela del Territorio a cominciare dall'arch. Pettini,
l'arch. Gracili e i loro collaboratori.
Come pure i collaboratori professionisti esterni.
Un ringraziamento al vice presidente nonché assessore allo Sviluppo
e alla Tutela del Territorio, agli amici della Giunta provinciale e ai
Consiglieri (a partire da quelli di maggioranza) che hanno voluto offrire
il proprio fattivo contributo.
Un PTC per la vita
Gli intenti
Gli intenti che hanno animato l'elaborazione del PTC, sono quelli che abbiamo sempre cercato di porre alla guida della nostra attività amministrativa.
Governare il territorio perché la vita viva e l'uomo
viva: gli uomini di oggi e le generazioni future.
Governarlo, integrando sapientemente i valori e le sensibilità
con gli interessi legittimi, per raggiungere il bene comune storicamente
possibile.
Governarlo insieme perché società civile, società
politica e mondi vitali hanno il diritto e il dovere di costruire una buona
società nella quale vivere.
Gli atteggiamenti
Da questi intenti sono scaturiti una serie di atteggiamenti che vorrei descrivere scomodando i 4 verbi che utilizzai nella Prima Conferenza del 11.04.1996.
Condividere: che in questo caso vuol dire codecidere, mettere
insieme le conoscenze, attivare la concertazione continuata.
Conoscere: cioè individuare le risorse presenti e la loro
disponibilità, valutare i rischi che le azioni sul territorio comportano
e la loro compatibilità, censire le attività presenti e la
loro correlazione con il territorio.
Custodire: perché noi siamo custodi, non proprietari,
del suolo, dell'aria, dell'acqua e dell'identità storica, culturale,
insediativa della provincia. La custodia implica il riconoscimento che
queste cose sono patrimonio comune, anche delle future generazioni e postula
la restituzione. E' in quest'ottica che si colloca la necessità
della "tutela", la sua eticità.
Coltivare: cioè creare le condizioni perché l'uomo
tragga i frutti della sua opera sull'ambiente, godendo degli interessi
del capitale senza intaccare il patrimonio. E in questa prospettiva la
stessa tutela deve trasformarsi in "risorsa".
2. Un PTC profondamente innovativo
"Intenti" e "atteggiamenti" che oggi ci consentono di presentare un PTC profondamente innovativo.
Ecco perché.
E' un Piano realmente condiviso
Infatti non solo abbiamo organizzato le due conferenze che la legge ci imponeva, ma abbiamo sollecitato e attivato confronti per accogliere contributi anche in questa fase nella quale non avevamo obbligo alcuno. Le quasi 200 integrazioni, raccolte attraverso decine di confronti, sono la plastica evidenza di questa concertazione. Integrazioni, sia detto a scanso di equivoci, che non hanno alterato la struttura del Piano, ma lo hanno solo perfezionato.
Fa proprio il principio di sussidiarietà
Lo fa riconoscendo a ciascuno dei livelli di governo del territorio pari dignità e poteri, superando la cosiddetta "pianificazione a cascata" e la subordinazione dei livelli inferiori a quello superiore.
L'azione provinciale, infatti, si incentra su un "efficace coordinamento
tra i diversi centri di pianificazione", a cui fornisce sia scenari
di riferimento sovracomunali che un tavolo permanente di confronto,
al fine di attuare una programmazione integrata e individuare le priorità
d'intervento.
Con il PTC abbiamo elaborato uno strumento che riconosce il ruolo primario
di autogoverno dei Comuni, riservandoci solo di proporre quegli interventi
che la legge ci conferisce, esclusivamente necessari all'obiettivo del
coordinamento.
Rimane un cantiere aperto
Si configura infatti come un progetto con "struttura elastica" per recepire non solo le osservazioni presentabili dall'adozione all'approvazione, ma anche per valutare ed eventualmente accogliere aggiornamenti e integrazioni che possono pervenire, nei prossimi mesi e negli anni a venire, dai Comuni (in sede di formazione degli Strumenti Urbanistici), dalla Regione (nella definizione dei propri atti), da altri soggetti.
E, parimenti, è caratterizzato da una "struttura flessibile"
soprattutto per l'evolversi di "intese" e "accordi"
e per favorire azioni mirate.
Riduce i tempi e consente snellimenti procedurali
Una volta approvato, il PTC ridurrà "clamorosamente" i tempi di approvazione degli strumenti urbanistici.
Sino ad oggi i PRG stazionano presso i Comuni minimo 6 mesi dall'adozione
all'approvazione provvisoria del Comune stesso, poi vengono inviati (oltre
in Provincia per i pareri di rito) in Regione dove stazionano dai 4 ai
5 anni (il Comune di Grosseto, ad esempio, approvò il PRG nel 1991,
la Regione l'ha approvato, stralciando una parte, nel 1996; le previsioni
stralciate sono ancora nel limbo per mancanza delle contro deduzioni comunali).
Avere il PTC operante vuol dire mettere in condizione i Comuni di poter
entrare al più presto a regime con la legge regionale che consente
loro di poter approvare da soli i propri strumenti urbanistici in tempi
infinitamente brevi.
A PTC vigente il comune adotta il Piano e se lo approva da solo. Alla
Provincia rimane il ruolo della verifica di conformità al PTC che
potrà tradursi anche nel silenzio assenso (60 giorni dopo l'approvazione
comunale).
Consentirà, altresì, nelle questioni inerenti il territorio
rurale di introdurre forme di autocertificazione per i programmi di miglioramento
agricolo ambientale e di snellimento delle procedure, come è avvenuto
per il Vincolo idrogeologico, permettendo così di offrire risposte
rapide ai cittadini.
Parte dal dato conoscitivo
Prende le mosse da un'attenta analisi conoscitiva del territorio provinciale, non più considerato come un indistinto, ma come un'area vasta articolata al suo interno, dove le "diversità" sono riconosciute e inserite in un "sistema di complementarietà".
Democratizza il governo del territorio
Forte del dato conoscitivo consente il passaggio da un "sistema di vincoli" rigidi e generalizzati sul territorio ad un "pacchetto di regole" adeguato alle diversità e animato dalla filosofia della "fattibilità compatibile".
Mi dispiacerebbe che non fosse percepito il cambiamento culturale e
scientifico rappresentato dal passaggio da quello che è stato sino
ad oggi (il vincolo passivo) a quello che sarà una
volta approvato il PTC (la regola attiva).
I vincoli nella vecchia logica, da quello idrogeologico del 1923, a
quello paesaggistico del 1939, a quello archeologico sempre del 1939, sono
stati imposti dall'alto "a prescindere".
Noi capovolgiamo quell'impostazione organizzando un sistema di regole
che tiene conto delle peculiarità del territorio e individuiamo
un metodo che consente di intervenire sullo stesso secondo le caratteristiche
proprie di quell'ambito territoriale, garantendo evoluzioni compatibili.
Il PTC insomma organizza una programmazione in grado di tenere conto
dell'identità territoriale della Provincia, cioè delle tipicità
storiche, culturali, ambientali che la caratterizzano e delle risorse che
possiede.
E questo rappresenta un vero e proprio passaggio da un "sistema
autoritario" ad un "sistema di governo democratico del territorio",
come si conviene al "Paese che vogliamo".
Libera il territorio
Questa nuova impostazione culturale permette di organizzare uno strumento in grado di superare tutti gli atti regionali di tipo settoriale, quali, ad esempio, la 296/88 (Piano Paesistico Regionale), la 47/90 (Direttiva della Fascia costiera), la 230/94 (Direttiva sul rischio idraulico).
Oggi il 75% circa del nostro territorio è praticamente bloccato
dai vincoli passivi.
Nel PTC l'applicazione di regole impegnative passa al 20% e fa
riferimento alle cosiddette Arpa, Aree di rilevante pregio ambientale
(individuate nella tav. 2). Sono i gioielli di famiglia che siamo interessati
a salvaguardare e che rappresentano punti di attrazione in grado di farci
organizzare forme di sviluppo alternativo.
Nel rimanente 80% di territorio vi saranno regole che non limiteranno
nessun tipo d'iniziativa. E la dimostrazione più palese è
rappresentata dalle potenzialità normative previste per lo sviluppo
del territorio rurale.
Sia allora detto forte e chiaro: in Provincia di Grosseto si può
fare "tutto" (il bello, il buono, il lecito e l'utile); il PTC
dice "dove" e "come" e lo dice esclusivamente rispetto
alle regole.
Il dove non è infatti mai riferito alle localizzazioni,
il come non è mai riferito alle destinazioni, che sono comunque
e sempre di competenza comunale. Ad eccezione solo di quelle strutture
e infrastrutture di interesse provinciale (come per esempio le infrastrutture
per la mobilità).
Punta su uno "sviluppo capace di futuro"
Fa propria la filosofia dello "sviluppo sostenibile" integrando la salvaguardia di quello che abbiamo chiamato il "capitale fisso sociale" (il territorio), con la "crescita ben temperata" delle infrastrutture, delle attività economiche e delle politiche di coesione sociale.
In tal senso punta ad uno sviluppo complessivo, integrato ed equilibrato
articolando azioni tendenti a modificare la realtà della "provincia
a due velocità", puntando ad una valorizzazione delle "economie
interne" e ad una "qualificazione complessiva" del territorio
provinciale.
Il PTC infatti contiene 3 grandi politiche territoriali.
La politica dell'equilibrato sviluppo tra costa ed entroterra, che si
articola:
· nello sviluppo rurale integrato,
· nella riqualificazione della costa,
· nel potenziamento delle infrastrutture trasversali.
Solo con riferimento allo sviluppo rurale integrato desidero annotare, come elemento di valorizzazione della nuova ruralità previsto nel PTC, l'organizzazione del "sistema degli interventi a rete": il Parco della Civiltà Etrusca e il Parco Minerario (oltre al già nato Parco del Tufo), la Rete delle Aree Protette e la Rete della Sentieristica, il Sistema delle Ippovie, le Strade del vino, le Strade dell'olio, le Strade della carne, le Vie della castagna, il Sistema del Termalismo e delle Strutture Sportive a rilevanza sovracomunale (la rete dei campi da golf), i Poli Ricettivi del Turismo Rurale, la Rete dei Tracciati Storici.
La politica dello sviluppo diffuso, che prende corpo attraverso:
· l'organizzazione di un modello insediativo policentrico (convinti che lo sviluppo delle ricchezze della provincia può basarsi solo sul potenziamento di tutti i centri insediativi che lo costituiscono),
· la valorizzazione dei centri storici,
· la valorizzazione del tessuto produttivo attraverso i grandi ambiti industriali artigianali (complementari al sistema delle aree artigianali d'interesse locale locali);
· la valorizzazione della rete infrastrutturale (es: il Corridoio Tirrenico, l'anello della Vetta dell'Amiata, le aviosuperfici) e dei servizi (oltre quelli citati, anche i centri espositivi e fieristici).
La politica della valorizzazione delle risorse ambientali con l'obiettivo
· di valorizzare tutte le risorse faunistiche, floristiche, idriche, del suolo e del sottosuolo (es: la geotermia, le acque idrominerali), per concorrere anche al mantenimento del presidio umano sul territorio contro il degrado ambientale, ed a fornire presupposti economici ad uno sviluppo che si basa proprio sull'uso di queste risorse.
Presuppone comportamenti "nuovi"
Immagina attori sociali e individuali disponibili a farsi carico della salvaguardia e della valorizzazione del territorio (il capitale fisso sociale). Le politiche di sviluppo per il territorio rurale, ad esempio, implicano questo nuovo ruolo dei soggetti. Nel PTC si propone una sorta di scambio dove quello che viene concesso ai singoli nell'ambito rurale, produce un ritorno per la comunità mediante una corretta gestione del suolo e dell'ambiente che non venendo più abbandonato evita di inclinare pericolosamente verso il dissesto idrogeologico.
3. Mette a disposizione strumenti
rivoluzionari
Per raggiungere le politiche strategiche (territoriali ed economiche) il PTC mette a disposizione dei Comuni strumenti non solo innovativi, ma rivoluzionari, sia per gli aspetti metodologici che disciplinari.
Sono rappresentati dagli apparati normativi riguardanti:
1. il territorio rurale,
2. l'evoluzione dei sistemi insediativi,
3. la valorizzazione dei centri storici,
4. la valorizzazione della risorsa acqua,
5. la salvaguardia del suolo.
Il territorio rurale
Nel PTC definiamo "rurale" il territorio aperto perché riconosciamo ad esso funzioni nuove legate all'uso e alla trasformazione delle risorse ambientali, al turismo, alle attività produttive quali l'artigianato, e il commercio, ai servizi collegati alle funzioni della ruralità.
Cioè facciamo riferimento allo "spazio rurale" visto
non solo come il luogo della coltivazione dei campi, ma delle attività
umane legate alla campagna e ai suoi valori.
E nell'immaginare ciò siamo partiti dalla constatazione che il
tema delle "pari opportunità" riguarda anche le "dispari
condizioni" tra chi vive in città e chi vive in campagna. E
abbiamo detto che chi vuol vivere in campagna deve essere messo nelle condizioni
di viverci, così come accade per chi vive in città e nei
paesi.
Per questo con il PTC si consente:
· di trasformare il patrimonio edilizio esistente;
· di realizzare nuova edificazione (per attività connesse e per quelle integrative);
· di elevare gli standard per la qualità abitativa fino al raggiungimento di mq 180 per appartamento;
· di dotare le strutture aziendali di tutte quelle pertinenze necessarie per le pratiche sportive, ricreative e per il tempo libero;
· di introdurre meccanismi di valutazione per favorire l'attività agricola-produttiva, garantendo maggiori possibilità per realizzare strutture necessarie alla produzione agricola, zootecnica, forestale (ad esempio incrementando e potenziando gli annessi, i magazzini, gli impianti aziendali e interaziendali di trasformazione, le stalle).
L'evoluzione dei sistemi insediativi
Nel PTC individuiamo regole per una equilibrata pianificazione urbana, spingendo verso il superamento della divisione delle città per ambiti funzionali (che troppo spesso producono quartieri dormitorio).
Proponiamo invece l'integrazione della residenza con i servizi, con
le attività economiche commerciali e produttive al fine di ridurre
la necessità di mobilità e quindi l'inquinamento, per favorire
il riappropriarsi degli spazi collettivi ed aumentare i sistemi della sicurezza
pubblica.
La valorizzazione dei centri storici
Nel PTC è sancito il superamento della rigidità normativa che non consente il riutilizzo dei volumi in rapporto alle nuove esigenze abitative, produttive e commerciali.
Indichiamo pertanto criteri in base ai quali si salvaguarda la parte
di interesse pubblico degli edifici (le cosiddette prospettive esterne),
lasciando maggiore possibilità di utilizzo delle parti interne.
Parti che i Comuni possono disciplinare per favorire le trasformazioni
volte a migliorare la qualità degli standard residenziali e per
incentivare anche la reintroduzione di quelle attività che, nel
corso del tempo, sono state espulse (artigianato, commercio).
Consentiamo, altresì, il recupero degli spazi non edificati anche
per nuove edificazioni e la trasformazione degli edifici impropri al tessuto
storico.
La risorsa acqua
Abbiamo cercato di razionalizzare, ottimizzare e dare nuovi input sull'uso delle acque sia per evitare gli sprechi e gli inutili consumi, ma anche proponendo soluzioni di recupero delle acque individuando un sistema funzionale nel suo complesso.
Sistema che si traduce:
· nella previsione, per i nuovi insediamenti, delle reti duali,
· negli interventi per contrastare e ridurre l'intrusione del cuneo salino;
· nella salvaguardia degli ambiti di ricarica delle falde;
· nelle regole per tutelare gli ambiti soggetti a stress idrico (pozzi lungo la costa);
· nella valorizzazione degli acquiferi;
· nel recupero delle acque depurate;
· nell'individuazione di nuovi invasi collinari per uso potabile e plurimo.
Riteniamo infatti che solo disciplinando il corretto uso delle acque, dalla captazione alla depurazione, è possibile ridefinire un bilancio idrico complessivo provinciale, tale da garantire le nuove opportunità di sviluppo che il PTC contiene al suo interno.
Tradotto in slogan si può dire:
1. "poniamo fine agli sprechi";
2. "evitiamo di attingere acque dalle aree in stress";
3. "utilizziamo gli acquiferi in modo appropriato";
4. "recuperiamo grandi quantità di acqua che oggi finiscono in mare".
La salvaguardia del suolo
Il PTC contiene regole di corretta gestione del suolo che, a ben vedere, comportano azioni di totale prevenzione.
Quando i Comuni declineranno questi principi nella loro gestione urbanistica,
di fatto concretizzeranno gli orientamenti di "previsione e prevenzione"
propri dei piani di protezione civile.
Ecco che allora la salvaguardia del suolo sancita nel PTC, favorisce
anche la messa in sicurezza del cittadino.
Conclusione
Sviluppo, crescita, migliore qualità della vita, ma anche certezza che chi investe lo fa in un'area priva di rischi: ecco cosa garantiamo a PTC vigente ed attuato.
Ad avvalorare l'efficacia del Piano Territoriale di Coordinamento, ha
contribuito l'esperienza recentemente maturata con il Patto Territoriale,
che creando i presupposti per l'avvio di consistenti iniziative imprenditoriali
e quindi nuovi posti di lavoro, ha costituito un valido ed efficace banco
di prova per lo sviluppo della maremma grossetana.
Confesso che nel presentare il PTC ritenevo che la nostra amministrazione
potesse essere criticata su tutto, ma non accusata di esercitare il mestiere
della ingessatrice.
Anzi, temevo che qualche integralista di avrebbe accusati del contrario.
Leggendo certi interventi apparsi sulla stampa sono rimasto allibito
della loro stucchevole antichità e soprattutto della loro non rispondenza
alla verità delle cose (ne è un esempio l'articolo apparso
su Il Tirreno del 28.10.98 Titolo:"Il piano territoriale
mortifica lo sviluppo". Occhiello: Gino Maccioni del Gruppo
Vivi accusa la Provincia di aver redatto uno strumento che ingesserà
il territorio. Sottotitolo: Resa impossibile la realizzazione di
laghetti collinari. Rallentata la realizzazione degli strumenti urbanistici
comunali).
Desidero invece riproporre uno slogan recentemente coniato e rispondente
alla verità dei contenuti del Piano Territoriale di Coordinamento:
"né ingessati, né sciancati, ma incamminati verso
il futuro".
Ha, quindi, preso la parola il vicepresidente Giampiero Sammuri: "Forse non tutti hanno capito la grande innovazione, contenuta nella legge regionale n. 5, tra l'altro oggetto di studio e di seminari a livello nazionale. Questa normativa, infatti, apre le stanze della Giunta mentre questa sta lavorando ad un atto consentendo la partecipazione alla sua elaborazione. Ecco perché la legge n. 5 prevede per il PTC l'apertura di due Conferenze di programmazione in corso d'opera. Noi siamo andati anche oltre. Infatti, dopo un lunghissimo lavoro di concertazione e consultazione con gli Enti locali sul quadro conoscitivo del territorio e dopo la I Conferenza, è stato concesso un altro periodo di tempo per le osservazioni. Altrettanto è stato fatto dopo la II Conferenza. Un altro aspetto che mi preme chiarire è che se oggi adottiamo il Piano territoriale di coordinamento, ci sarà non il PTC bensì un documento che nei prossimi 30 giorni potrà recepire nuove osservazioni e integrazioni. Solo alla conclusione di questo periodo tornerà all'approvazione del Consiglio provinciale e soltanto allora potremo fare una valutazione completa. Dare ora giudizi definitivi su uno strumento in formazione non è giusto".
Sammuri ha continuato dicendo di associarsi ai ringraziamenti fatti dal presidente Gentili, in particolare ai dipendenti del Settore Sviluppo del territorio della Provincia. "Spesso pensiamo che per elaborare strumenti importanti ci vogliano luminari, grandi esperti del settore. E' vero, in alcuni casi, siamo dovuti ricorrere a consulenze esterne, ma all'interno dei nostri uffici ci sono tutte le competenze necessarie per elaborare un documento così importante come il PTC _ ha detto _. E' anche vero, d'altro canto, che vi hanno contribuito in molti, tra cui vari uffici della Regione, i Comuni, le Comunità Montane, le associazioni di categoria, le organizzazioni sindacali, gli ordini professionali e anche i privati cittadini. Questo contributo, però, non ha mai messo in discussione le linee portanti del Piano".
Sammuri ha poi affrontato la questione dei vincoli, argomento sollevato
dai gruppi di minoranza:
"E' necessario fare delle precisazioni. Se
abbiamo una zona del territorio instabile è buon senso non costruirci
delle strutture. Prima di fare delle scelte urbanistiche è necessario
esaminare il terreno. Per questo motivo, tra l'altro, non capisco l'affermazione
del consigliere Gino Maccioni quando dice che il PTC subordina la realizzazione
di un intervento agricolo o urbanistico al fatto se la zona interessata
dispone oppure no di acqua. E' così strano? Non mi sembra, anzi ritengo
che verificare la risorsa idrica sia la prima cosa da fare. Già in
certe aree del territorio manca l'acqua ed è un problema molto serio,
perché cercare di peggiorarlo? Sempre Maccioni ha affermato che nel
PTC, quello presentato alla II Conferenza, che si è tenuta il 10
luglio, i laghetti collinari non erano menzionati. Invece non è così
e Maccioni, per una questione di serietà, dovrebbe ammettere, per
una sua svista o disattenzione, di non averlo letto. Infine a PTC adottato
ci saranno tempi più veloci per l'approvazione degli strumenti urbanistici
e questo imporrà ai Comuni un maggiore approfondimento, secondo quanto
prescritto dalla legge n. 5. Per questo abbiamo pensato di realizzare una
struttura permanente nell'ambito dell'Amministrazione provinciale a cui
gli Enti locali potranno fare riferimento".
Ha concluso dicendo che il nostro PTC, da un punto di vista tecnico, è stato oggetto di studio e consultazione da parte di altre amministrazioni italiane, tra cui la Regione Sicilia.
L'assessore Daniele Morandi è intervenuto per enunciare alcune modifiche da apportare al testo degli elaborati depositati del PTC. Eccole: Per le Norme, inserire nel Codice all'articolo 8 il punto 4 bis: "I Comuni nei PS recepiranno i contenuti del Piano redatto dalle Autorità di bacino e delle eventuali specificazioni riportate nel presente PTC"; eliminare all'articolo 9, punto 13 le seguenti parole "Di concerto con l'Aato"; aggiungere all'articolo 9, punto 15 dopo la parola Aato: "Per quanto di competenza" e lo stesso fare all'articolo 10, punto 5 e punto 13; sostituire all'articolo 11, punto 4 (ultimo paragrafo) dopo la parola produttive "I Comuni e l'Aato" con "E i Comuni". Per le Schede inserire nella numero 5 (aria, acqua e suolo), nelle Norme generali per la realizzazione di pozzi Disposizioni generali _ 8 paragrafo (pag.47) dopo la parola Aato: "Per quanto di competenza, così come per le altre citazioni riportate nella presente scheda e riferite all'autorità".
"La voglia, visto l'importanza dell'argomento, sarebbe quella di estendere la comunicazione ad un intervento più organico per approfondire, in modo particolare, quel paragrafo del PTC che riguarda le risorse ambientali. Purtroppo _ ha concluso Morandi per ragioni di tempo, sono costretto a non farlo".
"Noi vogliamo almeno avere la libertà di dire quello che pensiamo _ è intervenuto il capogruppo di Vivi Luigi Mucciarelli _ dal momento che ce ne prendiamo la responsabilità. Senza entrare, per il momento, nelle questioni particolari, lo schieramento che rappresento è critico verso la filosofia troppo attenta alla salvaguardia del territorio con cui è stato elaborato il PTC. Non perché non giusta, ma perché riteniamo che la stessa attenzione deve essere rivolta allo sviluppo del territorio. Inoltre la procedura ci è sembrata affrettata, frettolosa nella formazione del Piano. A tutt'oggi la Commissione consiliare Agricoltura non si è espressa sul PTC. Le osservazioni che, fino a poco tempo fa, erano 172 e ora sono quasi 200, dimostrano che lo strumento è grossolano e ha bisogno di maggiore elaborazione. La lingua, poi, con cui è stato scritto è troppo tecnica, molte parole non sono nemmeno nel vocabolario e rendono lo strumento difficile da comprendere, mentre un documento pubblico dovrebbe essere leggibile da tutti. Infine alcuni capitoli, importanti per il nostro territorio, vengono appena accennati. Tanto per fare un esempio, all'Autostrada sono state dedicate due righe".
La parola è passata al capogruppo di Rifondazione comunista Roberto Barocci: "Noi abbiamo già dato un parere positivo al PTC perché rappresenta un ottimo lavoro di indagine, a prescindere dall'incoerenza tra principi e norme di competenza provinciale e comunale, superata anche attraverso alcune nostre osservazioni. E questo è un altro fatto positivo. Diversamente da altre situazioni per il PTC le nostre osservazioni sono state accolte. Se però insieme al Piano dovessi votare anche la relazione illustrata dal presidente Gentili, in cui ha espresso la pretesa che la stampa faccia una censura preventiva delle informazioni sui documenti e sulle dichiarazioni presentate dalla minoranza, voterei contro. Questo, a mio parere, è integralismo e stravolge la democrazia del Paese, oltretutto sulla stampa il presidente ha molto più spazio di noi e anche lui fa propaganda quando fa i suoi interventi. Un'ultima cosa ci preoccupa e, cioè, la coerenza di gestione. In questo PTC non si parla dell'inceneritore di Scarlino. In un Piano di salvaguardia del territorio si ignora un impianto che inquina producendo rifiuti, ceneri e scarichi a piè di fabbrica".
E' intervenuto, quindi, il consigliere del gruppo "Democratici per l'Ulivo" Luigi Tonelli: "Il lavoro fatto fino ad oggi nell'elaborazione del Piano territoriale di coordinamento è stato veramente buono. Ma non possiamo fermarci. La fase più faticosa inizia adesso e quindi ancora più forte deve essere l'impegno insieme ai Comuni per la salvaguardia della nostra terra e soprattutto per un'evolutività ben temperata, che è poi il fondamento del PTC. Quello che conta è che questo strumento sia uno strumento condiviso".
"Il PTC è migliorativo, ma il merito è della legge n. 5, che ha fatto sì che questo strumento fosse più sensibile alle esigenze dei cittadini (articolo 1, comma 3) e allo stesso tempo più forte nella progettualità sovracomunale. Entrando nel merito del Piano _ ha detto il consigliere del "Gruppo Vivi" Giulio Borgia _non condivido la suddivisione del territorio, operata nel PTC, in sette Città, la ritengo un'ingessatura. Per fortuna è stata poi modificata dando ai singoli Comuni la possibilità di riferirsi all'ambito. Da criticare anche le Unità di paesaggio che, per come sono strutturate, di fatto riducono al massimo il pensare e il programmare dei Comuni. Vorrei fare, inoltre, alcune osservazioni che formalizzerò nei giorni successivi all'adozione dell'atto. Non capisco, intanto, perché è stata limitata a 200 metri quadrati la superficie dei capannoni agricoli e a 130 quella delle abitazioni, sempre in zona agricola. All'articolo 34 si parla di una penalizzazione inconcepibile: non si possono fare campeggi nelle aree a vocazione agricola. Non solo, si chiede ai Comuni di disincentivare la realizzazione delle seconde case. Faccio, infine, notare che occorre valutare bene le procedure al fine di individuare quelle più snelle per le introduzioni delle varianti, successive all'approvazione del Piano". Borgia ha concluso citando il caso della provincia di Foggia, dove per risolvere il problema della risorsa idrica è stato realizzato un bacino di 250 milioni di metri cubi, mentre nel nostro territorio non si arriva a 10 milioni di metri cubi.
Ha preso la parola il consigliere del "Gruppo Vivi" Gino Maccioni: "Credo che se c'è stato un errore (riferendosi alla questione dei laghetti collinari) è stato quello di portare formalmente il PTC in Consiglio nell'assemblea precedente. Se ho sbagliato infatti è dipeso dal fatto che il documento formale di cui ero in possesso non era quello completo. Riguardo alla viabilità, inoltre, nel PTC si parla dell'ammodernamento e del potenziamento di alcune strade e di altre, tra cui la Statale 323, non si fa neanche menzione. Dal momento che ritengo che, se si vuole fare una cosa si deve segnalarla, ne deduco che ciò che non è scritto non si farà. Questo è il mio timore, nonostante tutto è stato fatto un buon lavoro, ma non abbastanza profondo. Aspettiamo comunque le integrazioni che saranno apportate dai Comuni".
"Spostiamo l'intera questione da un piano strettamente tecnico ad uno più umano _ ha detto Manuela Bracciali del gruppo "Democratici per l'Ulivo" _ Il PTC rappresenta l'introduzione di un nuovo sistema simbolico e culturale nuovo nel rapporto tra uomo e territorio. In questo senso dobbiamo leggere il Piano anche nell'ottica delle pari opportunità di uomo e donna, della differenza tra i sessi. In questo senso la Commissione delle Pari Opportunità ha apportato delle modifiche che sono state accolte e che non sono state notate. Quest'ultimo aspetto, tra l'altro, è da giudicare positivamente perché significa che si è trattato di integrazioni su cui nessuno ha avuto qualcosa da ridire. Cosa abbiamo fatto? Abbiamo esaminato il PTC cercando di vedere se conteneva criteri di fruibilità che tenevano conto di alcuni parametri. Per esempio, se si era proceduto ad introdurre l'abbattimento delle barriere architettoniche. Un aspetto fondamentale perché quando si fanno progetti di urbanizzazione è determinante non dimenticare chi poi usufruirà del territorio, quindi anche gli handicappati, i bambini e gli anziani. Un'altra nostra proposta ha interessato il Piano dei trasporti, in questo senso abbiamo chiesto piani di viabilità che siano capaci di mantenere in vita i piccoli centri abitati. Infine, si parla molto di sostenere l'imprenditorialità femminile, poi però quando si fanno i Pip non si tiene mai conto delle esigenze delle donne in quanto mamme. C'è una legge del '74, che impone di realizzare nelle zone industriali asili e ludoteche, eppure questa è una delle normative più disattese. Nel PTC, invece, si dice che saranno sostenuti quei Comuni che terranno conto di queste esigenze".
"Il mio intervento è incentrato sugli aspetti del PTC che riguardano le infrastrutture, cioè quel sistema di reti e strumenti volti a collegare le varie Città individuate dal Piano ed ad assicurare l'interfaccia tra la nostra provincia e il mondo esterno _ ha affermato il consigliere di Rifondazione comunista Carlo Balducci _ a mio parere il modo di procedere adottato per le problematiche relative alle infrastrutture evidenzia una tendenza a raccogliere le più disparate esigenze del territorio e porti a proporre soluzioni, in parte superate, trascurando altri aspetti rilevanti, meritevoli invece di particolari attenzioni. Ad esempio, per la viabilità nel PTC ci troviamo di fronte ad un elenco lunghissimo di indicazioni per migliorare la viabilità esterna ed interna, anche con qualche contraddizione tra quanto riportato nella Relazione e nelle Norme, nei riguardi delle priorità (quando da una parte si parla di Corridoio tirrenico e dall'altra dei collegamenti trasversali). E' anche chiaro che un'individuazione così estesa comporta di per sé delle scelte su cui indirizzare i possibili finanziamenti, anche in relazione al trasferimento di gran parte delle competenze sulla mobilità alle Regioni, che poi, a loro volta, le scaricheranno sulle province; e investire in un asse viario deve dar luogo anche ad una contemporanea programmazione di interventi, di natura urbanistica ma anche economica, sulle porzioni di territorio interessate, con conseguente penalizzazione di altre aree, per cui è importante stabilire ordini di priorità che tengano conto anche di particolari situazioni di disagio sociale presenti anche nella nostra realtà. Possiamo esprimere un giudizio sicuramente positivo verso l'affermazione riportata al primo comma dell'articolo 33 delle Norme, relativa al perseguimento di uno sviluppo infrastrutturale finalizzato al contenimento del consumo di suolo e alla concentrazione degli impatti funzionali e percettivi; vorremmo però che a questo principio si adeguassero scelte ben chiare, in particolare per quanto attiene al Corridoio tirrenico, con il conseguente abbandono dell'ipotesi autostradale. Concordiamo anche con le priorità stabilite dall'articolo 34 delle Norme: prima i collegamenti trasversali e poi quelli longitudinali; ma in questo contesto appare inspiegabile l'assenza di qualsiasi accenno nei riguardi del sistema ferroviario che, a nostro parere, avrebbe invece bisogno di una forte spinta per il suo sviluppo, in particolare nel collegamento Grosseto Siena Firenze. Per quanto riguarda i porti e gli approdi turistici, giudichiamo pericolosa la proposta di potenziamento, anche a scopi commerciali, di Porto Santo Stefano, penalizzato da una difficile accessibilità; sarebbe opportuno pensare a coraggiose soluzioni alternative quale quella, ad esempio, di Talamone. Per gli impianti tecnologici prendiamo atto dell'individuazione dell'unico cogeneratore in Valpiana, escludendo la possibilità di un ulteriore impianto al Casone. Fra i poli ricettivi destinati al turismo rurale, ma anche fra le strutture sportive (campi da golf a 18 buche), troviamo localizzazioni che richiedono approfondimenti notevoli per quanto attiene alla dotazione idrica, così come d'altra parte previsto al comma 5 dell'articolo 32; non possiamo non rilevare l'assenza di qualsiasi riferimento nei riguardi di una delle strutture più importanti, attualmente in fase di realizzazione con il contributo statale dei fondi del Giubileo, cioè la Villa Sforzesca di Castell'Azzara, che può e deve diventare il modello di uno sviluppo turistico alternativo per tutte le aree interne. Fra le strutture termali un'altra inspiegabile dimenticanza è rappresentata dalle Terme dell'Acquaforte di Bagnore, al confine tra i Comuni di Santa Fiora ed Arcidosso, così come degli impianti nel comune di Monterotondo. Un cenno per dichiarare la condivisione della necessità di interventi volti al miglioramento dei collegamenti tra le città interne e alla riorganizzazione dell'anello viario dell'Amiata, con predisposizione di aree di scambio per l'accesso regolamentato alla Vetta, mentre appare del tutto estemporanea la proposta delle funicolari. Vorrei infine evidenziare alcune inesattezze riscontrate, in particolare per l'area che conosco di più, cioè quella dell'Amiata; oltre alle già ricordate dimenticanze (Sforzesca e terme), non si comprende il reiterato accenno alla possibilità di riconversione, a fini turistico-ricettivi, di strutture produttive non più utilizzate (suinifici, tacchinifici, ecc.); non mi risulta che la realtà attuale sia quella indicata, anche se è vero che tali attività hanno attraversato momenti di crisi, che peraltro tendono a riproporsi ciclicamente; il biotopo della Santissima Trinità non appartiene all'Alta valle dell'Albegna, ma a quella del Fiora, così come è errata l'indicazione dell'area geotermica di Santa Fiora".
Ha preso la parola il capogruppo dei Democratici per l'Ulivo Enzo Rossi: "Non dobbiamo fare lo sbaglio di dare una valutazione definitiva a questa redazione del PTC, che deve ancora essere integrata e modificata, secondo quanto previsto dalla legge. Noi, oggi, dobbiamo consegnare uno strumento, di cui magari non si condividono tutti gli aspetti, ma che sia utile. Sarebbe importante se in questa sede si riuscisse ad arrivare ad un voto che lasci spazio ad un contributo di attenzione. Un'astensione del Gruppo Vivi consentirebbe di lasciare aperto il dialogo e quindi anche la possibilità di una correzione politica in una seconda fase. Il PTC è un Piano che ci consente di dare ai Comuni uno strumento possibile per il nostro sviluppo che nei prossimi mesi dovremo approfondire per colmarne le lacune. Ancora siamo nella fase della concertazione, gli scontri lasciamoli al momento dell'approvazione definitiva".
E' intervenuto di nuovo Luigi Mucciarelli: "Dopo aver affrontato le questioni più generali relative al PTC, intendo entrare nei particolari. A mio parere il capitolo sulla tutela del suolo non è stato trattato in maniera sufficiente. Poco spazio è infatti stato dedicato al problema dell'erosione e a soluzioni possibili, problema tra l'altro gravissimo perché di questo passo tra qualche decennio 150 mila ettari di terreno collinare diventeranno sterili. Anche al problema acqua, risorsa fondamentale per lo sviluppo, non sono state offerte soluzioni definitive. Ho comunque apprezzato l'intervento del consigliere Enzo Rossi e mi riservo al momento della dichiarazione di voto di esprimere la nostra posizione".
"Con il PTC partiamo dal presupposto di modellare il territorio nel senso del suo sviluppo, ma è evidente che prima si è pensato al territorio e poi, in seconda battuta, al suo sviluppo_ ha detto il consigliere del Gruppo Vivi Jurij Di Massa _. Per quanto riguarda la zona Nord non mi sembra che siano previste nuove infrastrutture e allora il concetto di sviluppo dove sta?"
"Hai chiesto un'astensione. Mi compiaccio di quanto hai detto _ ha affermato il consigliere del "Gruppo Vivi" Giacomo Frati rivolgendosi a Enzo Rossi _ . Ancora non abbiamo l'elaborazione definitiva del Ptc e se ci sarà la possibilità di affrontare tutti i punti che sono stati evidenziati, potremmo anche arrivare ad un'approvazione definitiva unanime. E' ovvio che se ci chiudiamo a riccio, da entrambe le parti, non arriveremo ad alcun risultato"
Per le conclusioni e le risposte alle varie questioni sollevate la parola viene data all'assessore Daniele Morandi: " Nel PTC sono contenute indicazioni interessanti in cui si elencano anche soluzioni per incrementare la risorsa acqua, oltre a far sì che non manchi quando si decide di fare un intervento di carattere urbanistico o agricolo. Più in generale il Piano non è esaustivo su tutto quello che potrà accadere o verificarsi, ma dà delle direttive e delle norme di comportamento su ciò che già conosciamo e questo non significa, però, che vengano escluse eventuali situazioni, al momento non previste o non programmabili".
Ancora l'assessore Giampiero Sammuri: "La procedura con cui è stato elaborato il Piano è tutto meno che frettolosa. L'80 per cento delle modifiche sono state approvate dalla Commissione consiliare il 12 ottobre. In quella sede sono state esaminate le osservazioni, approvate quelle ritenute valide e altre sono state fatte. Il tempo per l'esame di questo atto c'è stato e in molte riunioni fatte con i Comuni sono arrivate richieste puntuali. Tra l'altro abbiamo sollecitato questi incontri per arrivare in Consiglio con uno strumento il più completo possibile, che sarà comunque ancora modificato ed integrato in base alle osservazioni che giungeranno nei giorni successivi all'adozione. In riposta a quanto detto da Barocci voglio precisare che la Giunta non ha avuto un atteggiamento più disponibile con il PTC rispetto ad altre questioni. Il nostro comportamento è sempre lo stesso, probabilmente in altre situazioni le osservazioni fatte non erano accettabili.
Rispondendo a Maccioni, sulla questione della viabilità, voglio precisare che nel Piano non è scritto tutto quello che si deve fare, mentre è implicito quello che non si deve fare. Gli interventi indicati rappresentano potenziamenti strategici, ciò non vuol dire che non si debbano ammodernare altre vie di comunicazione. Risponderò, invece, a quanto affermato da Borgia con una domanda: `Danno più reddito al territorio i turisti che affittano seconde case o quelli che pernottano in albergo?' La seconda soluzione ci sembra, senza dubbio, più positiva sia da un punto di vista occupazionale che economico. Per quanto riguarda gli altri vincoli menzionati voglio sottolineare che non sono obblighi, ma solo indicazioni che i Comuni gestiranno come meglio riterranno opportuno".
La parola è passata al presidente Gentili: "Chi, come Mucciarelli, dice che nel PTC sono state fatte delle sperequazioni rispetto a questioni diverse, credo che dovrebbe capire che in un Piano provinciale di sviluppo non è possibile affrontare tutto. Il PTC mette a disposizione indirizzi tecnici e amministrativi con riferimento alle discipline urbanistiche e ambientali. Per quanto riguarda la questione della lingua, io stesso ho chiesto di modificare alcune parole troppo tecniche, ma non sempre è stato possibile perché di fatto il Piano è uno strumento tecnico e semplificandolo al massimo con un linguaggio comune significherebbe mortificare la sua `dignità'. In ogni caso qualche cambiamento, in questo senso, ancora può essere fatto. Più in generale ritengo che molti interventi di oggi sono stati importanti, è stato, tra l'altro, significativo recepirli in questa fase, quando cioè il PTC può ancora essere integrato e modificato.
Rivolgendomi a Barocci voglio dire di essere stupito delle sue accuse riguardo la mia richiesta di censura preventiva da parte della stampa sulle dichiarazioni dei gruppi di minoranza. Nella mia relazione non c'è scritto niente di tutto ciò e mai mi permetterei di affermarlo. Forse, in qualche momento della mia introduzione, mi sono fatto prendere dall'enfasi, ma solo per l'indignazione dovuta all'inesattezza di certe affermazioni pubblicate sui giornali. Rispondendo a Borgia sulla questione dei limiti dei metri quadrati per la realizzazione di abitazioni e altre strutture voglio precisare che, anche in questo caso, si tratta di indicazioni che ogni Comune potrà modificare nell'ambito del proprio strumento urbanistico. Sulla questione dei campeggi, invece, noi riteniamo che questi devono essere realizzati in collina e non in pianura. Molto importanti le osservazioni del consigliere Bracciali per una città vivibile da tutti, handicappati, anziani e bambini compresi. Sulla questione del potenziamento delle linee ferroviarie sollevata dal consigliere Balducci voglio dire che nel PTC c'è un richiamo anche a questo e, in ogni caso, è possibile aggiungere anche indicazioni più esaustive. Questo vale anche per le osservazioni di Mucciarelli sulla tutela del suolo.
Per le dichiarazioni di voto la parola a Luigi Mucciarelli: "Prendiamo atto della volontà della Giunta di recepire le nostre osservazioni. Per il momento il nostro giudizio sul PTC è negativo. Siamo, comunque, disposti a rivederlo ad elaborazione del Piano ultimata".
Il voto: la deliberazione è stata approvata a maggioranza con
il voto contrario del Gruppo Vivi.