01/10/2008 09:00
"È
stata una donna, Shirin Ebadi, non a caso premio Nobel per la pace, a
dire cose che dovrebbero diventare non solo provocatorie, ma
costruttive di politiche innovative per governi, politici, associazioni
e singoli che abbiano a cuore non solo i principi ideali del pacifismo
e dello sviluppo umano, da sempre in conflitto, ma anche la possibilità
di incidere nelle differenti politiche locali, nazionali e
internazionali."
Giancarla Codrignani
Chi
ha letto l'intervento di chiusura del 27 settembre a Venezia della
conferenza Food and Water for Life, avrà pensato: ci voleva una donna.
Per la verità, quando si parla di trovare vie per un futuro che
consenta alla pace di coniugarsi con lo sviluppo, non ci sono
preclusioni "di genere" negli sforzi di formulare proposte concrete.
Tuttavia è stata una donna, Shirin Ebadi, non a caso premio Nobel per
la pace, a dire cose che dovrebbero diventare non solo provocatorie, ma
costruttive di politiche innovative per governi, politici, associazioni
e singoli che abbiano a cuore non solo i principi ideali del pacifismo
e dello sviluppo umano, da sempre in conflitto, ma anche la possibilità
di incidere nelle differenti politiche locali, nazionali e
internazionali.
Le due enunciazioni dell'insigne giurista iraniana sono pienamente
condivisibili e totalmente iscrivibili nelle scelte dei paesi
occidentali disposti a ragionare in termini non platonici di lotta alla
fame nel mondo, di sviluppo, di cooperazione: 1°) in un paese che
chiede prestiti o aiuti internazionali il budget militare non deve
superare il totale del budget per l'istruzione e la sanità: 2°) se un
Paese povero non è in grado di ripagare il proprio debito estero, avrà
il debito annullato se scioglie il proprio esercito.
Agli applausi formali che domani accoglieranno l'intervento conclusivo
della Conferenza si accompagneranno dichiarazioni di perplessità di
uomini, anche giovani ma di vetusta esperienza, che, da destra o da
sinistra rileveranno assurdità in questo (sono sicura che tra loro
diranno così) "ragionamento da donna". Anche ai paesi poveri va
garantita la sovranità - diranno - e, quindi, la difesa. Ovviamente per
i dubbi certamente realistici poco conta che siano i paesi
dell'Occidente ad avere potenti interessi nel mercato delle armi
perfino quando siano prodotte in aree del Sud del mondo su loro
brevetti, o che sia ugualmente lucroso cooperare mediante devoluzioni
di beni e concessioni di prestiti non disinteressati.
L'antimilitarismo è oggi in crisi nel mondo, nonostante l'evidente
necessità di ragionare in termini di scelte graduali e selettive di
disarmo e perfino molti esperti militari sono molto più cauti dei
politici conservatori dell'Occidente. Anche alla base dei paesi
occidentali, responsabili indirettamente della conflittualità diffusa
nelle società che non abbiamo più il coraggio di definire "in via di
sviluppo", la mancanza di bacchette magiche induce gli stessi
sostenitori della nonviolenza radicale o a rinunciare all'impegno
politico (che è fatto di idee e proposte e non di solo movimentismo) o
ad operare scelte che indirizzino le coscienze e riprendano la via di
percorsi ampi di iniziativa.
Shirin Ebadi avanza proposte che l'establishment non avrà il coraggio
di accogliere. Ma forse sono in qualche modo realistiche. Se vengono da
una donna, meglio: può essere un'occasione da non perdere per molte
altre donne che non aspettano altro per poter dare una mano a non
distruggere il mondo.