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Fonte:  LA NAZIONE

03 luglio 2015

Rubrica: Altro


Scansano dopo la grande retata «Niente allarme, c’è integrazione» Il sindaco: «Tanti stranieri e pochi problemi: questo è un caso isolato»


di FEDERICO D’ASCOLI
QUASSÙ UNA VOLTA si arrivava per l’estatatura. La brezzolina leggera che attenua la canicola di questi giorni sulle colline di Scansano trova l’incrocio perfetto tra mare e montagna. Tra il Settecento e l’Ottocento era la destinazione estiva di interi uffici pubblici, degli impiegati con le loro famiglie e di buona parte della popolazione per sfuggire alla malaria. Il granduca Pietro Leopoldo I di Toscana instaurò ufficialmente l’estatatura che portò nuove prospettive di sviluppo per Scansano: il prodotto d’eccellenza per cui questo territorio è conosciuto in Italia e all’estero deve il suo nome, Morellino, ai cavalli bai detti «morelli» che venivamo utilizzati per trainare le carrozze delle famiglie che si spostavano qui da maggio a ottobre.
Due giorni fa quella che per un paio di secoli è stata la «capitale estiva» della Maremma si è ritrovata su tutti i media nazionali per la seconda volta nel giro di appena sei mesi. A metà gennaio, subito dopo la strage di Charlie Hebdo, filtrò la notizia della presenza di una delle foreign fighter arruolate dall’Isis Maria Giulia Sergio nella frazione di Poggioferro prima della partenza per la Siria. L’altro ieri, dopo il sanguinoso attacco a Sousse in Tunisia, l’arresto nel suo appartamento sulla strada principale di Scansano di Arta Kacabuni, detta Anila, zia di Aldo Kobuzi, marito della Sergio e partito insieme a lei per unirsi alle milizie del Califfato.
Nella terra del Morellino nelle ultime ore c’è più stupore che rabbia, quella strana sensazione che si ha quando la placida tranquillità di un piccolo paese che si sente immune dagli orrori della guerra di religione si trova al centro di un evento di portata nazionale. Tutti avevano notato Alina, spesso coperta dal velo tradizionale islamico, la sua passione per il telefonino che usava in maniera quasi compulsiva. In molti le avevano messo gli occhi addosso quando si era saputo di suo nipote Aldo e della sua moglie Maria Giulia diventati fanatici della jihad. Ma nulla faceva pensare che, al di là del rapporto di parentela, potesse esserci un’adesione all’islam radicale anche della zia Arta Kacabuni.
IL SINDACO di Scansano Sabrina Cavezzini allontana con decisione l’immagine di una realtà alle prese con un’immigrazione pericolosa e incontrollata: «Da quando è emersa la vicenda di Maria Giulia Sergio – spiega Cavezzini – era chiaro che ci sarebbero stati maggiori controlli sulla famiglia e sul nostro territorio. Credo che tutto debba ricondursi al fatto che in un comune che non ha moltissimi abitanti ma ha una grande estensione territoriale si è insediata una famiglia che evidentemente ha radicalizzato in tempi brevi la sua fede musulmana. Per quello che mi risulta la signora arrestata nei giorni scorsi abita qui da tempo e non aveva mai dato segnali sospetti anche ai vicini. Credo sia doveroso ringraziare le forze dell’ordine, anche grossetane, che con grande abilità investigativa sono riuscite a individuare questi soggetti potenzialmente pericolosi».
Ma perché proprio Scansano, se lo sono chiesti in tanti in questi mesi e soprattutto negli ultimi giorni: «La prima risposta che mi viene in mente è la grande richiesta di forza lavoro nell’agricoltura che richiama molta manodopera nei boschi, nelle vigne e negli olivi».
Un errore sarebbe fare il parallelismo tout-court «immigrazione uguale jihad» ma Scansano, proprio per le sue caratteristiche agricole, è uno dei territori con una significativa presenza di immigrati che arriva al 16%: «Non c’entra nulla – taglia corto il sindaco Cavezzini – basti dire che sui cinque arrestati dell’operazione tre sono italiani convertiti all’islam. Credo che, al di là delle buone pratiche che il Comune sta portando avanti in questi anni l’integrazione si faccia giorno dopo giorno: ci sono tanti stranieri che hanno figli bravissimi a scuola e che sono lavoratori instancabili. Loro di certo non fanno notizia, ma ci sono».


 
 

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