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Fonte:  LA NAZIONE

03 luglio 2015

Rubrica: Altro


Mesi di indagini sulle tracce di lady Jihad


di CRISTINA RUFINI
COLLABORAZIONE tra forze di polizia, conoscenza del territorio, tecnologia, intuito e pazienza. Molta pazienza. Ci sono un po’ tutti questi ingredienti nelle complesse indagini che hanno portato a individuare e arrestare i principali componenti della cellula islamista che fa capo alla foreign fighter Maria Giulia Sergio, la ventisettenne che ha sposato la causa jihadista. A stanare i fiancheggiatori maremmani, parenti del marito di Lady Jihad, come Giulia/Fatima è stata soprannominata. Proprio i riscontri acquisiti dagli uomini della digos grossetana hanno permesso di ricostruire spostamenti e obiettivi di Fatima e dei suoi seguaci e così dare sprint e vigore all’inchiesta che già la procura milanese aveva aperto sulla presenza in Italia di fondamentalisti. Chi avrebbe potuto pensare che nella tranquilla e sperduta terra dei butteri avrebbe potuto attecchire una base di appoggio e reclutamento di combattenti e affiliati? Figura centrale, essenziale per scoprire le trame tessute dalla fondamentalista lombarda è stato lo zio del marito Aldo Kobuzi, albanese di 27 anni che ha vissuto in Maremma, a Scansano, dove ancora pezzi della sua famiglia abitano. Proprio la preoccupazione dello zio di Kobuzi, il trentasettenne Baki Coku, di far entrare in Italia Dervishallari Mariglen, albanese fermato a Fiumicino dalla polizia di frontiera perché sprovvisto di credenziali, ha destato sospetti. Tanto che da Fiumicino è partita la segnalazione alla digos grossetana di un «certo Coku» che si era messo a disposizione di Mariglen, il quale diventerà marito della sorella di Kobuzi, quindi cognato di Fatima. Iniziano i pedinamenti, le informazioni su Coku e sui suoi parenti. Viene attenzionato dalla sezione antiterrorismo lombarda. I poliziotti della digos milanese, però, ad un certo punto lo perdono. Coku non è più a Scansano. Non si trova. Tornano in campo gli uomini maremmani. Con indagini tradizionali, questa volta, e scovano il casolare ad Arcille dove Coku si era trasferito.
NEL FRATTEMPO Mariglen, è andato via dall’Italia e dalla Maremma per combattere in Siria, con lui la moglie e sorella di Kobuzi, la madre di lei Donica Coku, sorella di Baki e Fatima/Giulia. Baki e l’altra sorella Arta Kacabuni restano in provincia di Grosseto. Rimangono a presidiare la base di reclutamento, probabilmente anche loro pronti a partire per combattere a fianco di Lady Jihad e del marito. Vengono pedinati. Molti dei loro incontri filmati o fotografati. Controllati dagli agenti della digos che nonostante in Maremma siano in numero esiguo, non hanno mai perso i contatti con le persone finite nel mirino dell’antiterrorismo. Non solo. I poliziotti grossetani hanno svolto indagini in collaborazione coi colleghi milanesi anche in Lombardia, per compiere accertamenti a Inzago, in provincia di Bergamo, dove la prima foreign fighter italiana si era sposata con il «maremmano» Kobuzi, per poi raggiungere la famiglia di lui e vivere in provincia di Grosseto per alcuni mesi. Prima a Pomonte, dove all’epoca ha abitato anche l’imam dell’associazione El-Hilal, poi a Poggioferro. Fatima e Aldo sono andati in Siria a settembre scorso. A gennaio, invece, Arta si sposta da Poggioferro a Scansano paese, in via XX settembre dove prima dell’alba di giovedì è stata arrestata di favoreggiamento nei confronti dei terroristi. Stessa accusa mossa al fratello Baki che però è stato arrestato a Lushnje, in Albania e dovrà essere estradato. Arta, rinchiusa nel carcere di Bollate, sarà interrogata domani. Chissà se deciderà di raccontare la sua verità o di stare zitta come ha fatto giovedì mattina quando i poliziotti l’hanno arrestata.


 
 

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