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Fonte:  IL TIRRENO

30 giugno 2015

Rubrica: Sanità


Epatite C, due aziende si presentano per i farmaci


FIRENZE Due società su quattro si sono fatte avanti. Sono straniere e producono i farmaci in grado di curare i pazienti affetti da epatite C. Almeno sulla carta, queste compagnie, sarebbero disposte a presentare un’offerta per curare i 26.224 pazienti della Toscana. E potrebbero farlo restando entro la soglia di spesa dei 60 milioni per 24 mesi, imposti dalla Regione. Non senza una certa soddisfazione, il neo assessore alla Sanità, Stefania Saccardi, annuncia che questa volta la gara per salvare la vita a migliaia di pazienti toscani non è andata deserta come a inizio mese. Ora resta da vedere se la manifestazione di interesse presentata dalle due società si tradurrà in un’offerta economica concreta, smentendo le perplessità dell’Aifa, l’Agenzia italiana per il farmaco che ha innalzato le barricate contro l’iniziativa della Toscana. Ma il governatore Enrico Rossi non si è scoraggiato. E dopo la prima gara deserta ha perfino minacciato di rivolgersi alla magistratura se nessuno si fosse presentato al secondo bando. Soprattutto perché indetto senza mettere limiti al prezzo di base. Obiettivo di questa iniziativa, del resto - come spiega la Regione - è garantire a tutti i malati l’accesso a una cura dalla quale sono esclusi in base al programma nazionale. La cura, infatti, è garantita solo a una percentuale del 15-20% di pazienti. Invece - scrive la commissione medica regionale - i nuovi farmaci «ad azione antivirale diretta (DAA) costituiscono un'innovazione assoluta in ambito medico, perché garantiscono il massimo beneficio della cura: sono capaci di eradicare l'infezione in oltre il 90% dei pazienti trattati». Soprattutto se trattati in modo precoce. In caso contrario, non è possibile evitare che l’epatite degeneri in cirrosi e poi in tumore al fegato, diventando una patologia mortale. Se arrivasse un’offerta economica attendibile, invece, in Toscana, fino a luglio 2017 potrebbero essere curati 4 gruppi di pazienti, in base al genotipo (alla tipologia) di epatite C. I pazienti di genopito 1 sono 11.930: secondo la Regione con un trattamento di 12 settimane possono considerarsi guariti; i pazienti affetti da epatite C di genotipo 2 sono 2.753: anche in questo caso il trattamento deve durare 12 settimane. Ci sono poi i pazienti affetti da epatite di genotipo 3: sono 2.202 e necessitano di un trattamento più lungo, di 24 settimane. Infine, i pazienti di genotipo 4: sono appena 1.468 ma necessitano, come gli altri, di un trattamento di appena 12 settimane. Con l’investimento di 55 milioni più Iva, in sostanza, la Regione si propone di garantire una cura a circa 18mila pazienti che, in base al programma nazionale di assistenza, sarebbe negata. «Prendiamo atto delle due manifestazioni di interesse - osserva Stefania Saccardi - e faremo subito gli approfondimenti necessari per arrivare all'obiettivo di garantire il farmaco anti-epatite C a tutti i pazienti toscani che ne abbiano necessità. Questo è un tema non più eludibile, da affrontare con decisione. Anche le notizia di una donna medico che ha fatto causa al ministero e alla Regione Piemonte dopo essere stata costretta a sborsare 134.000 euro per il farmaco antiepatite C per sé e per la figlia, dimostrano la correttezza delle nostre decisioni e del nostro agire. Non possiamo attendere i ricorsi per dare una risposta a bisogni primari di salute». Ilaria Bonuccelli


 
 

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