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 LE GROTTE DELLA PROVINCIA DI GROSSETO

Carlo Cavanna 

Società Naturalistica Speleologica Maremmana Grosseto 1998

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  È disponibile Il libro intero in formato PDF (dim 4.42 Mbyte)

 L'Autore ringrazia gli Enti che hanno reso possibile questa realizzazione tramite concreto
patrocinio e collaborazione:

Regione Toscana - Dipartimento Ambiente Provincia di Grosseto - Assessorato Sviluppo e Tutela del Territorio Federazione Speleologica Toscana
Comune di Grosseto - Assessorato alla Cultura
Museo di Storia Naturale della Maremma

 Un frammento di mandibola di iena proveniente da una cavità del Poggio di Moscona (Roselle) ed ora giacente al Museo di Storia Naturale della Maremma.  

SOCIETA' NATURALISTICA SPELEOLOGICA MAREMMANA

Sede: Via Mazzini 61, I - 58100 Grosseto
Recapito presso: Carlo Cavanna Via Petrarca 57, I - 58046 Marina di Grosseto (GR)
Web page: http://mare.gol.grosseto.it/asso/speleo/start.htm
E-mail: speleo@gol.grosseto.it

 Pubblicazione curata da:
SCRIPTA MANENT Editrice di Alfredo Tetrao
Via della Stazione 58050 -Baccinello- (GR)
Tel. 0564.594163 - Cell. 0338.8740749
Finito di stampare nel Giugno 1998 da Grafiche BRUNO (SI)


  Sommario
  • Prefazione (Giampiero Sammuri)
  • Cenni storici sulle attività della Società Naturalistica Speleologica Maremmana (Giuseppe Guerrini)
  • Elementi di geologia della Toscana meridionale limitatamente alla provincia di Grosseto (Luigi Battaglini)
  • Le aree carsiche in provincia di Grosseto
  • Distribuzione geografica delle cavità naturali nella provincia di Grosseto
  • Schede descrittive delle cavità naturali della provincia di Grosseto
  • I Chirotteri: status attuale e metodi di indagine (Andrea Sforzi)
  • Fauna cavernicola: gli Artropodi (Marco Bastianini)
  • Il genere Dolichopoda in provincia di Grosseto (Giampiero Sammuri)
  • Dal Paleolitico all'Eneolitico. Testimonianze preistoriche nel territorio di Grosseto (Luca Bachechi)
  • Conclusioni dell'autore
  • Ringraziamenti
  • Indice alfabetico delle cavità della provincia
  • Tavole a colori dopo pagina
 PREFAZIONE

 Quando mi iscrissi all' Università, corso di laurea in scienze biologiche presso l'Università "La Sapienza" di Roma, scelsi immediatamente un indirizzo zoologico ed iniziai a frequentare fin dal primo anno il corso di Zoogeografia tenuto dal Prof. Valerio Sbordoni.
Il giovane professore aveva compiuto numerosi studi sulla fauna cavernicola e utilizzava spesso le descrizioni della vita nelle grotte per parlare di evoluzione, di ecologia e di etologia.
All'epoca le uniche grotte che avevo visitato, erano quelle turistiche, ma rimasi immediatamente affascinato dal mondo ipogeo e dalla vita, molto particolare, che si svolgeva in esso.
Al corso eravamo in pochi, una decina, e il professore ci poteva seguire molto, anche nelle esercitazioni pratiche sul campo, che nel caso specifico erano spesso le grotte.
Cominciai ad indossare il casco, l'imbracatura e tutto il resto, a calarmi in varie grotte dell'Italia centrale e con l'interesse che cresceva, mi iscrissi al Gruppo Speleologico Maremmano, allora appendice della Società Naturalistica Maremmana.
Non so se fu il Prof. Sbordoni a proporlo a me o io a lui, ma decidemmo insieme che la mia tesi sarebbe stata sulla fauna cavernicola della Provincia di Grosseto. Da allora passai tre anni girando nelle cavità della provincia a raccogliere ed osservare animali, unendo l'aspetto della ricerca a quello del semplice piacere di osservare un mondo cos" particolare ed affascinante.
Dopo essermi laureato continuai ancora ad andare in grotta per qualche anno, per poi appendere casco ed imbracatura al tradizionale "chiodo", ma conservando sempre uno splendido ricordo del mio passato speleologico, e quando due anni e mezzo fa ho indossato nuovamente l'attrezzatura per entrare in una delle grotte della nostra Provincia ho provato ancora l'emozione della prima volta.
Ho voluto fare questa digressione di carattere personale per motivare meglio il mio apprezzamento a questa importante pubblicazione che da una descrizione puntuale e chiara dell'interessantissimo mondo ipogeo del Grossetano. Come Amministrazione Provinciale abbiamo dato volentieri sostegno a questa importante pubblicazione e personalmente ho volentieri consentito di inserire una piccola parte inedita della mia tesi. Tutto quello che contribuisce ad aumentare la conoscenza del territorio Provinciale, oltre ad avere un innegabile valore culturale contribuisce a valorizzare quella che è la nostra principale risorsa: la qualità ambientale.
La conservazione di questo bene prezioso è un elemento importante per creare nuove opportunità di sviluppo ed occupazione. Credo che per i pubblici amministratori, a qualunque livello, questo sia un punto imprescindibile e uno dei cardini dell'attività della provincia.

Assessore Sviluppo e Tutela del Territorio
Dr. Giampiero Sammuri

 CENNI STORICI SULLE ATTIVITÀ DELLA SOCIETÀ NATURALISTICA SPELEOLOGICA MAREMMANA

Giuseppe Guerrini

 Accennare soltanto, come l'amico Cavanna mi ha pregato di fare, ad una storia della Speleologia in Maremma, implica, in maniera poco simpatica, il ricorso alla mia persona, perché, prima degli anni '50, ben poche erano state le esperienze svolte nel sottosuolo della nostra provincia.
Ricordo in proposito quelle del Prof. Razzauti di Livorno, che per primo parlò della Grotta del Danese e del piccolo crostaceo isopode che viveva in un suo laghetto interno, e più tardi quelle del milanese Rittatore, che venne a rovistare nella Grotta dello Scoglietto.

Ma prima che un giovane docente di scienze naturali pensasse che era doveroso, per un professore di una materia tanto concreta, non limitare l'insegnamento a lezioni dalla cattedra, ben pochi studenti di scuole medie superiori potevano affermare, concludendo il loro ciclo di studi, di aver partecipato, con il loro insegnante, a escursioni in campagna per osservare nella realtà le manifestazioni della natura.
Le conoscenze sulla presenza di cavità carsiche e non, della provincia grossetana, risultavano dunque scarsissime e la gente si chiedeva semmai cosa cercasse qualche pazzoide all'interno delle grotte.
Correva già la seconda metà degli anni '50 (si veda in "Sintesi" dell'Istituto Tecnico Commerciale di Grosseto, 1959, pp 16-24), quando chi scrive si trovò a compilare una prima, sommaria nota delle grotte accertate nella provincia grossetana. Esse già risultavano numericamente superiori a quelle citate nel Catasto ufficiale delle grotte italiane, e ciò mi valse una prima collaborazione con "Rassegna Speleologica italiana", diretta a Como da Salvatore dell'Oca, e con la rivista "La zagaglia", diretta dall'ispettore ministeriale Moscardino, a Lecce.
Non per una mia particolare valentia in campo naturalistico, in particolare speleologico, ma proprio perchŽ solo al mio nome, quale fondatore di una "Società Naturalistica Speleologica Maremmana" si rifacevano in proposito le notizie fornite dalla stampa, potei entrare in contatto con studiosi come Ezio Tongiorgi, che per primo in Italia costru" nell'Istituto Universitario pisano di Via S. Maria un impianto per la datazione dei fossili con il metodo del Carbonio (C14).
Negli incontri che si svolgevano al Centro Europeo dell'Educazione di Villa Falconieri a Frascati (e debbo ricordare l'appassionata opera svolta a favore dell'Educazione scientifica da Sergio Beer) potei dimostrare cos" con orgoglio ai colleghi italiani, che già conoscevo il funzionamento dell'analogo impianto, costruito più tardi nell'Istituto di Fisica dell'Università di Roma (si veda "Sintesi di un biennio" I.T.C. di Grosseto, 1961, pp. 15-19).
I fossili diventarono cos" un particolare oggetto di attenzione per i membri speleologi della Società Naturalistica, che andavano tuttavia raccogliendo, nelle loro escursioni, anche oggetti viventi (insetti, aracnidi, miriapodi, molluschi....) oltre a campioni del mondo minero-litologico.

Quando i reperti diventarono alcune migliaia, si fece concreta strada il progetto di costituire, anche a Grosseto, un Museo di Storia Naturale, e la prima precaria sede, per ordinare il materiale raccolto, fu un piccolo magazzino in Via Latina, concessoci dal Comune di Grosseto nel 1961, essendo allora Assessore G. F. Elia (che divenne poi Rettore dell'Università di Pisa) e Sindaco R. Pollini (che ascese poi alla Giunta Regionale).
Fra i donatori di materiale per il costituendo Museo, oltre a ditte extra provinciali, è doveroso ricordare la Soc. Montecatini-miniere, allora assai impegnata in Maremma; gli eredi Crida di Casteldelpiano (farina fossile); l'Amministrazione Provinciale (residuati lapidei della Mostra campionaria organizzata nel 1952); Vario Soldateschi (campioni imbalsamati non più utili al Comitato della Caccia); il geologo Gatti (reperti paleontologici); il Dott. Ciaravellini (xiloteca di specie maremmane).
Per l'apertura della prima sede museale, in un modesto locale attiguo al Teatro comunale in Via Mazzini, furono determinanti le collaborazioni del Dott. A. Nepi, presidente della Pro-Loco cittadina; del geometra Cozzupoli, funzionario del Corpo delle miniere; del maestro Gianninoni, valente speleologo destinato a diventare Assessore alla Cultura; la Sezione provinciale Cacciatori ed altri amici di ogni condizione sociale.
Nel Catalogo della prima esposizione curata dalla Società Naturalistica Speleologica nello stesso anno 1971 (contributi della C. R. F., del Comune, del Rotary Club di Grosseto e della Pro-Loco), noi rivendicammo la priorità di aver sostenuto i principi ecologici in Maremma, e "la paternità di aver ideato la costituzione del Parco Nazionale dell'Uccellina quando ancora la stampa locale e l'opinione pubblica ignoravano, se non osteggiavano, precisi doveri di difesa della natura".
Il Dott. Vinciguerra del Corpo delle Foreste, la Pro-Loco, i giornalisti A. Cederna e G. Roghi sulla stampa nazionale, A. Chigi con cui fondammo appositamente a Grosseto una sezione di "Italia nostra": loro s" che ci aiutarono, cos" come furono preziosi gli insegnamenti di Bettino Lanza (La Specola di Firenze), di A. Radmilli, per lo studio delle grotte del Parco, e di altri studiosi di valore.

Fra i collaboratori della Società Naturalistica Speleologica Maremmana, oltre a quelli ora ricordati, si riaffacciano alla memoria il Dr. Sammuri (oggi assessore provinciale), il geologo F. Costantini, i fratelli ing. e arch. Giacolini, le prof.sse Laura Mazzolai e Giuliana Fissi, l'ottimo Morbello Vergari, che ci fu guida in varie spedizioni. Molti, purtroppo, sono oggi scomparsi e va a loro il mio più grato pensiero.
Si vede già da queste brevi notizie che Speleologia, Naturalismo, Costituzione del Museo e Battaglia per il Parco, sono state un solo impegno unitario, per la Società Naturalistica Speleologica Maremmana, del quale impegno rimangono fortunatamente molte testimonianze.

Alla prima, sommaria elencazione di grotte, rammentata all'inizio, hanno fatto seguito infatti diverse pubblicazioni, fra le quali ricordo: "Per un abbozzo di Catasto speleologico della provincia di Grosseto" (Rassegna Speleologica Italiana, Como, 1/2/1963); "Speleologia e naturalismo in Maremma" (Grosseto, 1967); "Andar per grotte" (Cappelli, Bologna, 1972).
Se l'estensore materiale di queste e di altre edizioni fu lo scrivente, furono tuttavia i membri della S.N.S.M., con la loro collaborazione, a fornire molti elementi della materia trattata, in particolare per la serie "Quaderni della Società Naturalistica" cui collaborarono anche valorosi docenti universitari.
Passavano intanto gli anni, i ragazzi crescevano e andavano giustamente a occuparsi in attività redditizie (la speleologia assomiglia in questo senso alla "povera e nuda filosofia"...) e per un certo periodo l'attività speleologica venne raccolta dai giovani di Follonica e di Orbetello, fra i quali ricordo per tutti il bravo Nando Ricceri, che con pochi altri giunse anche a esplorare un nuovo ramo del mitico "Antro del Corchia", e l'altro geologo Stefano Bianchi, allora studente al "Minerario" di Massa Marittima.
Si giunse cos" ai tempi più recenti, quando verso la fine degli anni '70 apparve improcrastinabile l'abbandono della prima, piccola sede museale. Era ormai Assessore alla Cultura l'amico Alfio Gianninoni, e fu lui, fra le rimostranze della Direzione didattica, a far assegnare al Museo, nel 1980, l'attuale, ma già vecchia, sede di via Mazzini.
Tutto il materiale, superfluo per l'esposizione, venne depositato nell'ex asilo "Vittorio Emanuele", dove è stato ordinato e poi catalogato da Carlo Cavanna, in attesa che l'edificio diventi finalmente sede definitiva del Museo.
Il dinamico sottufficiale dell'Aeronautica mi fu presentato già negli anni '80 da un altro caro amico scomparso, Rolando Bozzi, e con lui la Speleologia maremmana entrò nella sua fase di modernità tecnologica, dopo decenni di ricorso ad attrezzature pionieristiche, come scalette di corda fatte in casa e strumenti approssimativi. Cavanna, ma si deve ricordare con lui il collega Lombardi, ed altri ancora, adottò infatti le tecniche più avanzate della ricerca speleologica; ha riveduto le caratteristiche topografiche di tutte le grotte già da me elencate nel volumetto "Catalogo geografico delle grotte di Maremma" (1985), ha studiato altre cavità, anche di interesse preistorico, ed è stato responsabile (per mia designazione) della Spedizione Scientifica del Museo grossetano, compiuta in Etiopia nel 1995.
L'iniziativa era partita dal gruppo REG di Scarlino, che già aveva individuato grotte presso Gesuba, che presentavano "strani graffiti" alle pareti; ma si veda in proposito, di F. Pompily e C. Cavanna, il libro "La spedizione maremmana in Etiopia, 100 anni dopo Vittorio Bottego" (Grosseto, 1996) e del Dr. Luca Bachechi "Gesuba: a new site with rock engravings in Sidamo, Ethiopia" (su Anthropologie, XXXIII, 1996).
Già nel 1983 era intanto uscito il primo fascicolo degli "Atti del Museo civico di Storia Naturale di Grosseto", recante doverosamente, fra gli altri contributi, un mio aggiornamento al Catasto speleologico della Maremma. Di questa rivista, da me fondata e diretta, affidai la redazione nel 1986 (fasc. 7-8) al valente collaboratore entomologo del Museo, Giorgio Castellini. Da allora, gli Atti sono entrati in un circuito nazionale ed europeo, e dispiace solo che la loro periodicità, prima semestrale e poi annuale, non sempre possa essere rispettata, per motivi indipendenti dal Museo e dai suoi collaboratori.
Il Museo stesso, che mi auguro possa offrire adeguata ospitalità, nella sua futura sede, anche alla Società Naturalistica Speleologica Maremmana che ne fu fondatrice nel 1960 (ma la gente dimentica), pubblica pure "Supplementi agli Atti" tra i quali è recentemente uscito il volume curato dal collaboratore teriologo Andrea Sforzi, relativo ad un "Atlante dei mammiferi della Provincia di Grosseto".
Lo Sforzi, che partecipò anche alla Spedizione in Etiopia, è un biologo giovane ma ormai affermato, con notevole attitudine per la ricerca scientifica.
Il gruppo dei collaboratori scientifici (volontari!) è ora forte di un zoologo, di un entomologo (il Castellini è autore fra l'altro di un pregevole studio sui coleotteri del genere Leptomastax, pubblicato nel 1996 come "Supplemento agli Atti"), di un ornitologo, di uno speleologo (che ha pure collaborato alle partecipazioni del Museo alle annuali "Settimane della Cultura Scientifica"), di un malacologo dell'Università di Siena e di altri saltuari studiosi di particolari discipline, non escluse la litologia e la botanica.
Non sto a dire di tutti gli interventi di Cavanna presso le varie amministrazioni, a favore del settore da lui curato, o dell'indispensabile aiuto fornito dalla S.N.S.M. alla conoscenza dei Chirotteri, anche per l'Atlante curato dallo Sforzi.
Per concludere questa mia succinta introduzione storica alla Speleologia maremmana, non posso che rimarcare ancora l'indissolubilità della stessa dalla Storia Naturale, e perciò dal Museo, che tuttavia sembra ancora passare in sottordine ad altre istituzioni civiche, che forse nemmeno hanno i suoi meriti.
Nel corso degli ultimi decenni è stata ben curata anche la didattica, con l'aiuto delle sezioni gestite dal Circolo Subacqueo e dall'Osservatorio Astronomico, a favore delle scolaresche e dei docenti della Scuola dell'obbligo. Ne fanno fede diversi "Quaderni", purtroppo rimasti allo stato di bozze pronte per la stampa, ma non stampate per i soliti motivi di bilancio comunale.
Un pensiero affettuoso e grato debbo comunque rivolgere a tutti coloro che tramite la Speleologia, nata artigianalmente oltre un quarantennio addietro, hanno contribuito a produrre fecondi risultati nel campo della cultura cittadina: dagli illustri personaggi del mondo accademico agli amministratori più sensibili, fino ai miei vecchi allievi del "Fossombroni", oggi essi stessi padri e, talvolta, nonni.
Auguri per la tua, spero prossima, spedizione africana, Carlo carissimo, e per un felice proseguimento della tua attività speleologica.

 

 

CONCLUSIONI DELL'AUTORE

 

Socializzazione

Il presente elenco delle cavità naturali rappresenta in gran parte il frutto della laboriosa ricerca che la Società Naturalistica Speleologica Maremmana ha svolto sul territorio della provincia di Grosseto a partire dagli anni '60. Molte le giornate dedicate alla ricognizione di aree poco conosciute o seguendo le informazioni di abitanti delle varie località, spesso senza grandi risultati, ma passate volentieri insieme al "gruppo" di amici.
Dal 1989, anno in cui sono stato investito dell'incarico di presiedere la Società Naturalistica Speleologica Maremmana, incarico lasciato da Giuseppe Guerrini per motivi di salute, ho visto avvicinare alla ricerca speleologica numerosi giovani e meno giovani, studenti, impiegati, operai e professionisti, tutti accomunati dalla voglia di dare un concreto contributo atto ad arricchire la cultura maremmana, troppo spesso "scippata" dalle province vicine.
Si è così costituito un "gruppo trainante" composto dai più costanti e disponibili, ognuno apprezzato per le proprie caratteristiche: Ermenegildo Lombardi, tenace sottufficiale dell'Aeronautica Militare sempre fra i primi ma pronto a sospendere le ricerche dicendo "Qui non c'è nulla"; Marco Bastianini, appassionato entomologo e attento osservatore dell'ambiente naturale; Simone Bertelli, istruttore di speleologia sempre affidabile e coscienzioso; Andrea Sforzi, valente zoologo a cui va il merito della pubblicazione dell'Atlante dei Mammiferi della provincia di Grosseto; Mauro Castaldo, sempre presente e sempre il primo nelle esplorazioni difficili; e poi Riccardo Bellaccini, Giovanni Squadrito, Gianluca Gobbino, Alamanno Ciani, Fabrizio Pompily, Filippo Cosimi, Pietro Bartolini e tanti altri.
Le uscite del "gruppo", per lo più domenicali, oltre allo scopo di ricerca scientifica, realizzano ciò che si intende per socializzazione. In qualche caso l'invito viene esteso ad altri componenti delle famiglie che accompagnano così il gruppo per fare un po' di escursionismo e organizzare una merenda all'aperto.

 

INDICE ALFABETICO DELLE CAVITA' DELLA PROVINCIA

A | B | C | D | F | G | I | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | V |

 

 

 

 

 

 

 

 

Alcune importanti raccomandazioni ai più giovani

Tanti ragazzi si improvvisano spesso esploratori e, armati di sole torce elettriche, si avventurano, come in un telefilm, in qualche grotta o qualche miniera abbandonata. La totale inesperienza può far compiere gravissimi errori con rischio di danni per loro stessi e, da non sottovalutare, per l'ambiente naturale. L'assenza di caschi e guanti di protezione può causare ferite per urti su rocce o concrezioni, per non parlare di possibili cadute in pozzi o fessure per mancanza di opportuna illuminazione.
L'uso di candele e torce a combustione lascia per mesi un odore sgradevole che può alterare il delicato equilibrio dell'ambiente ipogeo dove umidità, insetti, guano, chirotteri formano un complesso ecosistema. Spesso i pipistrelli sono costretti a migrare in altri ricoveri. Abbiamo avuto modo di riscontrare numerosi scavi clandestini in grotta (segnalati alle Autorità competenti) che hanno l'unico scopo di danneggiare un suolo che potrebbe contenere importanti dati scientifici ma non tesori di sorta.
Perciò è vivamente consigliato di:

  1. Non effettuare scavi nel suolo delle grotte.
  2. Non accendere candele o torce a combustione.
  3. Non asportare concrezioni calcaree, minerali o animaletti vari.
  4. Non disturbare i pipistrelli, specialmente durante il letargo invernale.
  5. Non lasciare avanzi di pasto o immondizia.
  6. Non intraprendere esplorazioni senza la presenza di membri di un Gruppo Speleologico riconosciuto e competente.

Tutto ciò per imparare a rispettare e tutelare un particolare ambiente ipogeo naturale che per millenni è stato salvaguardato dalla "paura del buio" che ha sempre caratterizzato, e perciò tenuto lontana, la specie umana, ma che oggi rischia, più di tanti altri ambienti, di perdere in poco tempo tutto il suo prezioso contenuto scientifico.



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