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San Lorenzo dell'Ardenghesca

L'abbazia è raggiungibile da Civitella Marittima, lasciando qui la S.S. n.223 e prendendo la strada che collega il centro abitato alla vecchia 'Strada del Petriolo'
L'abbazia benedettina di S.Lorenzo sorgeva nel cuore del territorio del patrimonio maremmano dei conti Ardengheschi, in posizione strategica rispetto a due vie di comunicazione assai importanti nel medioevo, che mettevano in relazione il litorale tirrenico maremmano con le aree senese e chiusina. I documenti la definiscono "al Lanzo" (dal nome del torrente che le scorre vicino) o "Ardenghesca" (dal territorio cui appartiene), e fra di essi non si è purtroppo conservato l'atto di fondazione, cioè la carta che avrebbe consentito l'individuazione certa di chi ne ha voluta la costruzione, e la sua data precisa. In base ad una bolla di papa Celestino II del 1143 è possibile soltanto stabilire che nel 1063 l'abbazia già esisteva, e gli studiosi (in particolare P.ANGELUCCI MEZZETTI, Un'abbazia benedettina nella Maremma senese: San Lorenzo dell'Ardenghesca [XII-XV sec.], Bollettino della Società Storica Maremmana, 49/50, 1986, pp. 7-42, 56/57 e 1990, pp. 7-28), ritengono sia stata fondata dalla famiglia comitale degli Ardengheschi, appunto verso la metà dell'XI secolo. Ciò è reso plausibile dalla testimonianza offerta dal primo documento che esplicitamente attesta l'esistenza di S.Lorenzo.
Una carta del 1108, infatti, mentre riferisce di una donazione all'istituzione religiosa compiuta da un membro della famiglia comitale e da sua moglie, ne ricorda anche una precedente compiuta da un conte ardenghesco, testimoniando così i rapporti già in precedenza intercorrenti fra la casata ed il monastero sorto nel territorio da essa dominato. Sorta, dunque, come "monastero di famiglia", attraverso vendite e donazioni l'abbazia alla fine del XII secolo raggiunge la massima espansione del suo patrimonio fondiario nella zona di confine tra le diocesi di Siena e di Grosseto. Svincolatasi ben presto dalla tutela dei fondatori grazie all'appoggio imperiale, oltre che dell'indipendenza spirituale che gli deriva dall'esser direttamente sottoposta alla Santa Sede, l'abbazia gode di autonomia amministrativa e giuridica. Già a partire dai primi anni del secolo XIII, però, inizia la decadenza di S.Lorenzo, allorchè alla crisi del sistema produttivo benedettino viene ad accompagnarsi la progressiva affermazione delle giurisdizioni comunali anche nel territorio dell'Ardenghesca, sul quale gravano pesantemente gli interessi economici di Siena. Nel 1202, come il vicino castello di Civitella, l'abbazia, con i comuni e le ville che ne dipendono, fa atto di sottomissione al comune di Siena e, nella seconda metà del secolo, il suo patrimonio subisce una forte contrazione, fenomeno al quale concorrono, oltre alle vendite, anche le usurpazioni di coloro che sempre meno ne temono l'autorità. L'indebitamento e la condotta immorale degli abati diviene caratteristica costante per il monastero, alla cui decadenza non valgono a porre rimedio vari interventi riformatori, cosicché, ridotto in rovina e disabitato, nel 1440 è aggregato al priorato degli agostiniani di S. Maria degli Angeli di Siena. Questo non vale a rallentarne il degrado, tanto che, anche a causa delle cattive condizioni climatiche del luogo, nessuno vi abita nel 1676, ed il cappellano stipendiato dall'abate di S.Maria degli Angeli che officia la chiesa risiede a Civitella. Con la soppressione del convento senese, nel 1780 la parrocchia di S.Lorenzo è unita a quella di Santa Maria in Monte di Civitella Marittima, mantenendo un proprio cappellano. Ai primi dell'ottocento, per mancanza di rendite sufficienti al mantenimento di un proprio sacerdote, l'officiatura della chiesa è conferita al pievano di Civitella, tenuto a celebrarvi la messa nel giorno di S.Lorenzo.

Quanto è sopravissuto della struttura dell'abbazia di S.Lorenzo dell'Ardenghesca rappresenta una fra le testimonianze più alte dell'architettura religiosa romanica in provincia di Grosseto. Il complesso degli edifici adibiti all'alloggio dei monaci è oggi completamente alterato, a causa della trasformazione in un vasto fabbricato, che ha inglobato un torrione a pianta quadrata assai rimaneggiato. Una formella a rilievo raffigurante la Madonna col Bambino si trova sul prospetto dell'ala destra dell'edificio e, sul lato opposto, uno stemma cardinalizio con l'insegna della famiglia Piccolomini . La chiesa, in stile romanico, conserva la severa facciata in pietra serena, probabilmente risalente al XII secolo, che presenta nella parte inferiore una decorazione molto simile a quella della chiesa del monastero di S.Antimo. Il portale è affiancato da colonne con capitelli adorni di figure mostruose ed animali. In origine a tre navate e tre absidi, secondo una tipologia che si discosta da quella consueta nelle chiese monastiche della zona, generalmente a pianta a croce latina, S.Lorenzo fu ridotta ad una sola navata in seguito a varie ristrutturazioni. Attestano l'originaria esistenza delle navi laterali gli archi a tutto sesto sostenuti da pilastri quadrangolari, inclusi nei paramenti murari dei fianchi della chiesa. Una copertura a capanna -forse un rifacimento del XVI secolo-, con le capriate poggianti su mensole variamente intagliate, sovrasta l'ambiente che originariamente era la navata centrale e che oggi costituisce da sola l’interno della chiesa, con pareti intonacate e pavimento in mattoni disposti a spina di pesce. La grande abside, priva della calotta sferica, è coperta da una semplice raggiera di travi 

 

Referenze fotografiche
G.Marrucchi: vista laterale
A.Naldi (Ed. dell'Acero): facciata, interno
 


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